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what the other see not? Visioni anomale su pellicola e non
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Napalm's LoungeL'informaticO BarbaricO: Your hands. My perspective. One more to go. Voices from beyond, parte 5 - A volte càpita, e a volte capìta, questione di posto A volte càpita che càpiti qualcosa che non viene capìta mentre càpita. Ad esempio.
Avoltecapitachecapitiqualcosachenonvienecapitamentrecapita. Oddio, alla fine si capisce lo stesso anche se si legge molto peggio. Torno serio per un attimo, e riguardo come basti un piccolo segno cambiato di posto per far cambiare significato ad una parola
Càpìta, e se ce li metto tutti e due? E' un neologismo? Faccio finta di si, ed esagero pure Càpìta - agg. si dice di qualcosa che accade per caso e viene completamente compresa in tutti i suoi significati
Capita - agg. si dice ci qualcosa che non accade e non a caso e in più non viene nemmeno capita (ragiono per complemento di accenti) Capità - agg. contrazione di Capitano, ovvero comandante di vascello, oppure riferito alle cose che sono successe nei due casi precedenti, come verbo al passato un po' anomalo
Adesso che ho ingarbugliato per benino le acque possiamo salpare lungo un corso di ragionamenti a braccio, ma anche a piede, o scegliete voi la frazione di arto che più vi aggrada. Il concetto è che vorrei riabilitare l'importanza della posizione spaziotemporale delle cose e l'amplificazione delle sue differenze anche minime, un pò come il minuto di ritardo a treno partito su un altro binario. Non è il concetto del prima dopo durante che dovrei aver già espresso qualche altra volta (perdonate la memoria a colabrodo), ora intendo fermarmi su quell'attimo particolare, il punto da cui potremmo far partire mille rette e invece ne tracciamo una precisa.
Qualche volta credo che tutte le decisioni e gli eventi siano riconducibili ad un dovequando, una sottile finestra spaziotemporale che anche leggermente alterata conduce ad una strada completamente diversa, dividendo in maniera più o meno paritaria la percentuale dell'evento tra noi ed il resto.
Dopotutto anche voi vi sarete chiesti qualche volta "ma se ero qui qualche secondo prima" oppure "se aspettavo un pò prima di" o "dovevo farlo prima/dopo". In tutto questo ho provato a considerare la scena vista da fuori, e a quanto questi spostamenti possano alterare la percezione dell'evento in se stesso. Qui la cosa un pò si semplifica, siamo sulla falsariga dell'albero che cade e nessuno l'ha visto o sentito quindi non è caduto.
Rettifico con "se proprio vogliamo possiamo credere che non sia caduto", un pò per il gusto della faccia sorpresa, un pò perché dai fino a che non lo vedo per terra vuol dire che non sono nemmeno nei paraggi dell'albero quindi alla fine anche l'idea che sia ancora in piedi è tuttosommato accettabile. Se dopotutto mi importasse dell'arbusto sarei comunque li a portata visiva no?
Oppure sono passato per la prima volta quando era gia' caduto, o l'ho visto cadere, oppure e' caduto e io non cero e comunque vada da li non passero' mai piu'. La cosa curiosa e' scrivere tutto questo (come mio solito a piu' puntate) ma un po' su tastiera italiana e un po' su tastiera americana. Credo sottolinei l'ironia dell'accento, del dovecomequando, della vita l'universo e le altre cose importanti.
Puntiglioso si, ma se da un punto passano infinite rette, piu' punti permettono una figura geometrica univoca, e tante altre diverse, ma ogni due punti hanno il loro segmento privato.
.. Sforziamoci quanto ci pare ma è così. Questo stecchetto chiamato segmento che unisce i due punti è l'unica traccia di coerenza possibile che rimane quando cominciamo a pensare che ognuno di quei punti potrebbe essere messo in un qualsiasi altra posizione dello spazio.
A questo punto potreste vedere due punti, oppure quattro, oppure grossomodo una trentina. A seconda di come la loro posizione nel testo colpisca piu' o meno la vostra attenzione.
Ad esempio tutto questo mucchietto di parole preso, abbandonato e ricontinuato, forse curato tutto nello stesso momento sarebbe stato diverso per me, per voi che leggete, non lo so. Fatto sta che ora come ora il prodotto e' qualcosa che alla fine non ha un posto, ma al limite lo avrebbe avuto se...
Grossomodo e' questo che mi immagino come il risultato di giocare un po' troppo con i dovequando delle finestre e i posti degli accenti, oltre al fatto di scrivere qualcosa di incomprensibile, a me per primo nel momento stesso in cui scrivo.
Avevo in mente anche una chiusura degna per quanto ho detto fino ad ora, ma la scriverò ieri fra cinque minuti, sulla tastiera del portatile che mi ruberanno qualche mese fa.
4 Ehi ma sono passati 4 anni... Inaspettatamente resisti a tutto, dal tempo che passa alle cose che succedono e anche alle novita' informatiche. Certo un po' sei cambiato da quando ti conosco, e con il tempo sei diventato qualcosa di piu' di un raccoglitore di passatempi e fessate divertenti.
Penso dovesse andare esattamente in questo modo, visto che le cose che vanno tenute da conto tendo a non lasciarle indietro. E ora sei li, tra le figure che ormai mi accompagnano stabilmente, tra le quattroruote, il gin e la musica.
E come ogni anno e' interessante riguardarti per intero, ricordandosi sia cosa volevo dire che le parole che ho usato. E capire che in fondo, seppur cominciato per gioco e noia, alla fine va bene cosi'.
Insieme ringraziamo tutti i lettori passati, quelli curiosi da una sola lettura, gli affezionati che imperterriti continuano, gli scostanti che vanno e vengono, i silenziosi e quelli un po' meno, quelli che sdrammatizzano e quelli che ci prendono sul serio.
Non per l'audience, continuerei a scrivere anche se non leggesse nessuno, ma e' innegabile che ogni tanto faccia piacere, un po' di sano edonismo in tutto questo c'e' sempre. Soprattutto e' impagabile aver incrociato e ritrovato cose importanti
Buon compleanno, anche se il regalo ce lo siamo fatti a vicenda.
Catartico,rivederti per intero quasi vicino alla solita data. Stai provando a dirmi qualcosa? Sto provando a dirti qualcosa? Cerco di dormirci su ora, e' il caso Non ho un separatore di pensieri per tenerli in ordine, non stasera Li lascio rimbalzare fino a che non mi sono abituato al rumore La scimmia fa la scimmia pensa E' abbastanza banale ammettere di essersi incuriosito ad uno scrittore a partire da un film, meno banale e' pensare a come ti sia capitato un suo libro in mano per la prima volta.
Fatto sta che sono qui, a leggere una serie di racconti tutti con qualcosa di fenomenale dentro, qualcosa che sembra sfuggire cosi' tanto dalla realta' da sembrare reale per differenza. La lettura dura poco, in due riprese sono gia' in fondo, e questo di solito e' un buon segnale, soprattutto nei periodi in cui non riesco a leggere piu' di due righe per volta. Ci sono un sacco di immagini che mi rimbalzano in testa tra quelle lette, a cominciare dall'ossessiva presenza della caducita' della vita e dei disperati tentativi per sfuggirne, alla storia ritrita di una vita incasinata che non poteva fare altro che renderti scrittore, ad una cazzo di vasca idromassaggio che mi sognero' per tutto il prossimo mese. Al gin, che e' comparso anche in queste pagine.
Ma in realta' la cosa che mi resta impressa e' il titolo. Una serie di racconti in cui effettivamente i protagonisti riescono a liberarsi di catene e vincoli e uniscono il pensiero all'azione, cosa tipica di un animale. Che poi effettivamente e' (secondo me) quello che siamo, ovvero animali evoluti ed educati.
Spesso dimentichiamo qualcuno di questi tre pezzi, oppure non lo abbiamo mai voluto conoscere. In sostanza alla fine ci riduciamo ad esseri animali, oppure ad esseri educati, oppure ad esseri evoluti, ma mai tutte e tre le cose insieme.
E' differente per i personaggi del libro, consapevoli fin troppo di essere tutte e tre le cose, e responsabili di aver trovato un'armonia, malata o meno, tra i tre aspetti. Responsabili indirettamente, dato che non sono esattamente un modello in quello che leggi, ma questo lo spiega la prefazione molto meglio di quanto potrei fare io.
Scimmie che pensano e fanno, a differenza di scimmie, scimmie che pensano, o che fanno, e ti sorge il dubbio che le prime della lista siano una finzione letteraria o una libera interpretazione dell'autore. Poco importa, lui voleva soltanto darti una scossa, e ci riesce davvero bene.
Una carrellata di novelli Frankenstein, perche' pare che abbiamo bisogno di mostri che alla fine della favola siano gli unici davvero umani del racconto delineati per differenza per indicarci in sordina, almeno apparentemente, che cosa davvero significhi essere umano.
Siamo ormai siamo abituati a ragionare in negativo, riflessione che ora come ora e' un mio tormentone. Identifichiamo le cose perche' ci mancano, le abbiamo perse o non le abbiamo come se avessimo perso la capacita' di seguire davvero quello che vogliamo di capire davvero a cosa teniamo? Un po' come il naufrago che scopre di saper nuotare perche' l'alternativa e' affogare?
Si percepisce la volonta' di non darti risposte e al contrario di lasciarti infossato tra le domande ogni riga del libro. Beh, grazie Chuck. Almeno so che non sono il solo ad avere questo tipo di dubbi.
Se non s'e' capito fino a qui, intendo dire leggetelo. Alimentateci la vostra insonnia, i vostri momenti di noia, i vostri dubbi e le vostre domande. Dopotutto i libri sono cibo per lo spirito, e alcune cose le lasciamo deliberatamente morire di fame piuttosto che starle ad ascoltare, a meno che in un impeto masochistico decidiamo di provare un po' di dolore per tendere un orecchio.
Ancora una volta per ragionare in negativo. Buona lettura ![]() Voices from beyond, parte 4 - Una sdraio sui binari. Di spalleFava di lesso: La morte nuoce gravemente alla salute. Sto citando un fumetto un po' agreste, ma il titolo e' geniale nella sua ovvieta'.
Cosa c'e' di meglio in una bella giornata di sole di un momento di relax su di una sdraio, magari sorseggiando qualcosa di fresco? Ehi, ma il titolo parla di una sdraio sui binari... eh si, perche' e' proprio li che si trova. Non torna. Non torna?
Certo, non puo' tornare per nulla una sdraio sui binari, per giunta di spalle. E poi che c'entra la citazione? Da una parte abbiamo qualcosa che e' effettivamente dannoso per la salute ma inevitabile, e dall'altra abbiamo un'immagine surreale di una situazione altrettanto dannosa per la salute ma evitabilissima.
Riconsidererei la cosa immaginando di schivare un treno dandogli le spalle, cercando di rimanere piu' tempo possibile sui binari. Ora sono due situazioni che hanno la stessa conseguenza e nessuna possibilita' di essere evitate, a meno che proprio non arrivi l'intuizione che magari era meglio una spiaggia rispetto ad un binario.
E' anche vero che resta ancora il problema del surreale, che comincia a sembrare l'unico vero motivo per cui ci potrebbe dispiacere per la povera sdraio, ma non dovrebbe esserci null'altro li vicino di preoccupogeno.
Ma qualcuno la sdraio li ce l'ha portata, la povera sdraio non ha ne ego, ne cervello e soprattutto difetta di apparato motorio. Mi viene in mente la scena di Fantasia che ha per protagonista una scopa animata... beh no, qui non è così, sarebbe simpatico da vedere, ma siamo in un'altro cartone animato. Quindi in questo scenario qualcuno porta la sedia al macero sulle rotaia, e poi ci si siede per crogiolarsi al sole.
Ma i binari sono un forte suggerimento sul passaggio di un treno, prima o poi, ma non è una spiaggia, ma hai un solo drink, ma... ma... ma... e milioni di altri ma per cui il tutto ha poco senso.
Ma il piccolo dettaglio non sempre trascurabile, anche se purtroppo trascurato, e' che alla fine forse l'unico attimo importante e' quando il treno lo sentiamo arrivare, ci giriamo e il secondo dopo vediamo la povera sdraio in frantumi, a differenza del povero Fava di lesso che non poteva evitare proprio nulla. E' li che si capisce che l'autocostringimento e' un mezzo potente, ma solo fino a che non si sa di usarlo. E' li che capiamo la differenza, a quel punto, arrivata la consapevolezza, l'unica cosa che viene in mente e' la riva del mare, con tanto di drink gelato. Che la sdraio puo' pure andare a fangoul, oppure arriva il treno e tanti saluti.
Il passo successivo e' il pettine di binari, ognuno con la sua sdraio, ognuna con il suo fenomeno sopra e tutti che gridano l'uno all'altro "Arriva il treno!" e per il rumore di mille urla, mille treni, il sole e il drink nessuno capisce niente. Soprattutto nel dubbio nessuno guarda dietro.
Se permettete in attesa di poterla mettere in riva al mare, io la mia seggia la lascio qui, lontano dai binari, dalle urla, dalle schegge, mi tengo il mio bidone di drink fresco e attendo la bella stagione, che tanto le cose interessanti da guardare non mancano e per una volta non mi annoio.
ahi, ku...![]() tre righe rosse
ghiaccio fumo poi luce niente pensieri
Voices from beyond, parte 3 - Masseto, ovvero la selezione e sbucciatura dei singoli acini Questa volta dalla collina degli stivali ci tiro fuori qualcosa che avevo lasciato da finire, con tutti i migliori propositi di portarla in fondo.. Masseto chi è costui? No non è un filosofo dei tempi andati, ma è un vino. Sono sempre stato convinto che in tutto quello che c'è di realizzato in maniera artigianale e maniacale, ci sia nascosto un insegnamento di un qualche genere. Dalla conserva di pomodoro ad una katana, tutto l'insieme dei piccoli passi che compongono un rituale ben preciso può (e qualchevolta deve) essere letto in maniera allegorica.
La conserva deve bollire fino al punto giusto, prima non ha sapore, dopo brucia. Il metallo di una katana viene raffreddato ad occhio e a braccio, creando un processo chimico fisico in realtà precisissimo e geniale. Giusto per fare due esempi, o meglio per dettagliarli.
Masseto, dicevo. Non so se la descrizione corrisponde a realtà, ma dovrebbe essere un vino prodotto da un vigneto piccolo, la cui uva viene selezionata chicco per chicco. Poi viene addirittura sbucciata e lavorata come di consuetudine ma in quantità minime.
Primo pensiero da scartare: sei un vecchio ubriacone Secondo pensiero da scartare: solo un serial killer farebbe un vino in questo modo Terzo pensiero da scartare: no, non lo faccio io, e nemmeno sono un serial killer in erba, nonostate il separatore di calze e mutande nell'armadio.
Immaginate quindi una vigna, anche piccola e tutti i grappoli raccolti con dedizione uno per uno. Adagiati in ceste, portati all'ombra e poi riesaminati chicco per chicco, in modo da prenderne soltanto la minima parte dei chicchi migliori.
Perché quelli migliori sono sempre la minima parte, e poi ci sono quelli beccati, quelli scalcinati, quelli ammaccatti. Tutti messi via inesorabilmente e con meticolosa precisione. Già ridotti in percentuale, gli acini a questo punto vengono sbucciati, perché la buccia è sempre la parte peggiore rispetto alla polpa.
Dopo questa fatica immane altri processi, più comuni ma non per questo seguiti con meno religione portano alla realizzazione di poche bottiglie di Masseto. Questo per lo meno secondo quanto mi è stato raccontato.
A questo punto non importa sei sia vero o meno il tutto. Ormai ho nella mia testa l'immagine di un piccolo gruppo di pazzi che ha elevato al rango di religione la raccolta, la selezione e la spremitura dell'uva.
Quindi se passo un'infinità di tempo a selezionare mille acini, per scegliere i migliori, li spremo con cura certosina e ne faccio un vino, verrà fuori comunque qualcosa di sublime.
Sorseggio il mio bicchiere di primitivo immerso in pensieri interminabili. Vite bassa, senza traliccio, praticamente cresce per terra, tormentata dal sole e dagli insetti. Tutti i chicchi vanno bene, si pesta a caso. Ma viene fermentata da sempre in vasche sotteranee scavate nella pietra. Dai 15 gradi in su di puro sangue di terra. E meno male ho detto interminabili.
E mi rispondo di no, tanto per cambiare. La vera differenza è sapere in maniera inequivocabile che palato hai e che gusto cerchi, ed essere abbastanza onesto da sostenere sia la scelta fino in fondo, che i denti macchiati dallo scuro del tannino anche il giorno dopo.
Questo lo avevo lasciato così pensando che fosse incompiuto, ma ancora non avevo capito che in realtà non c'è altro da aggiungere.
Voices from beyond, parte 2: Regole di ingaggio e fuoco amico: se sai che sparo zzo passi davanti? Devo ammettere che la frase "regole di ingaggio" per me ha un fascino tutto suo, e questo oltre al suo significato militare. Un insieme di regole che stabilisce come e cosa bisogna fare quando due parti in potenziale conflitto si avvicinano alla distanza critica.
Per distanza critica intendo quella distanza che rende per le due parti impossibile ignorarsi; per essere onesto dovrei ora definire le due parti. In realtà questo è il concetto che può rimanere generico. Tirando le somme posso (forse) affermare che quando due parti arrivano alla suddetta distanza, un qualsiasi attento esame rivelerà come entrambe abbiano le loro "regole di ingaggio".
Eccoci al nocciolo: niente e nessuno garantisce non solo che le regole siano uguali, ma addirittura compatibili. Faccio un esempio astratto. Terra di nessuno, due plotoni non necessariamente nemici in esplorazione, entrambi con regole di ingaggio molto semplici.
Plotone A: Spara a vista Plotone B: dialoga con il più alto in grado e rispondi al fuoco solo se necessario. Non è necessario aggiungere un pò di colore con due dialetti dimenticati da dio e dagli uomini per essere sicuro che i due plotoni non si capiscano. Con la tipica diversità di reazione che contraddistingue diversi tipi di lettori, ecco che ora state immaginando un surreale
"ASjkfòlaksjfiseoiu jksdòafiue jòliu sdfòlkj asdf (Vogliamo parlare con il più alto in grado, non siamo ostili - liberamente tradotto da un linguaggio liberamente inventato)"
"Blam! Blam! Blam!" (liberamente tradotto dalla lingua universale delle cartucce blindate)
Sento già qualcuno che mormora "ma è una situazione surreale". Evito di rimettere tutto in fila con episodi veri, tanto poi la domanda in realtà è un'altra. Può un insieme di regole per definizione rigorose arrivare a costruire un apparato logico in realtà illogico?
La risposta è si. Forse è meglio essere un pò piu' precisi. La risposta sarebbe no, ma un accavallarsi di situazioni fa si che una soluzione già preconfezionata sia infinitamente più appetibile di qualsiasi altra alternativa.
"Jonnhy sono tuo zio...." "Blam!"
"Scusi ci siamo persi nel deserto"
"Blam!" "Sono una modella di biancheria intima, il nostro camion ha forato poco più avanti"
"Blam!" E così via, in una miriade di esempi in cui nessuno comporta altro che un minimo spreco di neuroni e di fatica. Quindi la morale è che tra chi è nelle condizioni di seguire delle regole d'ingaggio redatte dal signore del male e chi va comunque a chiedergli informazioni turistiche pur sapendo che le leggerà da un bossolo 7,65 in realtà non c'è gara o confronto.
Se un uomo senza cervello incontra un uomo senza cervello ma con un fucile, l'uomo senza cervello (disarmato) muore, spesso e volentieri accompagnato da una grassa risata della platea. Manca poco ora, ovvero l'estensione del concetto di arma.
ARMA is an acronym for:
Arma is also the name of a god in Hittite mythology
Non c'entra una mazza, ma Wiki è un'ottima fonte di divertimento, e io devo sdrammatizzare ogni tanto per mantenere in piedi la sindrome di moroboshi. Dicevo, consideriamo dunque un arma un qualsiasi mezzo in grado di nuocere ad un'altra persona. Una volta intesa così mi pare che lo scenario delle regole d'ingaggio si allarghi a dismisura, tanto da renderle non catalogabili e difficilmente distinguibili, tanto per sottolineare che manco prima la cosa era chiara. Ma la situazione surreale alla fine resta. Che poi se proprio vogliamo, si vede anche da lontano che qualcuno spara ad ogni minimo cenno di movimento, quindi zzo passi davanti? Voices from beyond, parte 1: Smooth operator - la leggenda della macchina e del meccanicoIntro Eh si, ogni tanto mi metto a scavare nella roba vecchia. Pessima abitudine. Se date un occhio a qualche post prima mi capirete con poco sforzo. Le "Voices from beyond" verranno composte dai vari pezzi della collina degli stivali, mano a mano che mi fa voglia di riesumarle, come oggi che tocca a qualcosa scritta tanto per cambiare dopo aver visto materializzarsi l'ennesima metafora.
Uno dei motivi per cui ho abbandonato questi stralci di parole è che mi sembravano troppo "...." da leggere. Sostituite ai puntini il vostro motivo preferito per non leggere qualcosa, va bene anche un grugnito.
Questa introduzione è durata pure troppo. Avete presente quando dite "E' come quando porto la macchina dal meccanico e smette di far rumore...." Si ok, ma che c'entra smooth operator?
Metto un piccolo estratto esplicativo The song is about a fashionable man who lives a jet-set lifestyle. He is very popular with the ladies, and breaks a lot of hearts in his travels. With the lyrics, "Across the north and south, to Key Largo, love for sale", it is implied that the women he uses also supply his wealth. It is also clear that he does not return the affections of these women, as Adu sings near the end, "His heart is cold." Quasi nulla, se non fosse che si sottointende qualcuno a cui va tutto bene, di qualsiasi cosa si tratti, a maggior ragione di quanto meno gli importi.
Arriviamo al punto, le mie metafore materializzate sono tutte multiple, quindi sono più immagini collegate per associazioni mentali. State pensando bacate, ammettetelo, cosi che anche io per onestà possa ammettere un largo 50%.
Cortesia e logica vorrebbero ora l'elenco dei punti di contatto tra le varie metafore e il loro specchio reale; ma mi sono affezionato al 50%, oltre al fatto che credo praticamente irrealizzabile una convivenza felice tra logica e cortesia.
Se fino ad ora sembra tutto confuso nel ragionamento, vi rimando al concetto di stream of consciusness secondo cui non soltanto io dovrei seguire nello scrivere il flusso libero dei miei pensieri ma potrei dimenticare anche la punteggiatura e tutto il resto delle regole grammaticali lasciando che siate voi lettori ad interpretare quello che dico e a morire soffocati come in una stupida barzelletta su un libro senza virgole come sei poi davvero qualcuno coscienzioso del proprio lavoro potesse pubblicare un libro senza punteggiatura cosa che però credo alla fine plausibile ma non se fosse dannoso mentre invece il mio lavoro non è dannoso non si attacca a quello del dentista che comunque guadagna uno zero più di me lui che influenza tutto a seconda della posizione od ordine nelle cose che alla fine anche se salto la punteggiatura a mo di semaforo nel traffico di parole e pensieri l'ordine almeno
... Ci stavo rimanendo. Forse è meglio che almeno un respiro lo prendo. Dicevo. ... Capita quindi che mentre accompagno un amico che dovrebbe portare la macchina dal carrozziere per far controllare un rumore suddetto rumore cessi alla sola parola carrozziere esattamente come se ci fosse una parola magica per cancellare qualsiasi atto infausto o per lo meno per darci l'illusione che poi tanto infausto non sia indorare la pillola come si dice alla fine perdonare o capire è tutta una questione di parole come se fosse un continuo giustificare però nessuno ha mai detto giustifica l'altra guancia anche se perdonare l'assenza si fa quindi far filare tutto liscio come l'olio o come il dopobarba dello Smooth operator in realtà è come portare la macchina con il giusto danno dal giusto meccanico o soltanto pensarlo siamo tutti alla fine un pò maghi un pò santi un pò poeti e navigatori dato che effettivamente un pò tutti viaggiamo a caso per lidi a caso seminando parole talvolta magiche talvolta letali in modo che facciano media e tutto sia come una macchia d'olio che è piacevolemente scivolosa anche se si trova a centro strada in un autobahn senza limiti di velocità di pudore e di istnitno di conservazione scritto male apposta dato che non mi è esattamente congeniale ma pare che davvero il cervello umano riconosca le parole solo dall'inizio e dalla fine delle sillabe.
...
Eppure qualcuno me lo ha sempre detto che la fine è importante in tutte le cose. Anche se io ci aggiungo anche l'inizio e il durante, in modo da non trovare mai pace.
Se qualcuno ora magari pensa intensamente di portarmi dal meccanico, prometto che smetto di cigolare.
Parola di operator, smooth manco al cazps... Ha, i ku....Puo' succedere che anche un allergene controluce abbia qualcosa da dirti, anche se devi perdere un po' di respiro per rimanere a guardarlo Balla polline e cadendo nel vento
canta del sole
Lungo una linea di cotone In attesa di sentirmi pronto ad accudire un bonsai, cerco di applicare quella che credo sia l'attitudine a lui necessaria ad un po' di cose. Sorvolo sulla lista dei caduti nel mio curriculum di pollice verde, e questa volta tocca alle mie amatodiate camice. Il processo di stiratura e' quanto di piu' semplice si possa immaginare. Un ferro caldo che piega sotto di se del tessuto, qualche sbuffo di vapore e un po' di cose nella giusta sequenza. Et voila' la camicia perfettamente dritta e in ordine. C'e' qualcosa di poetico nelle pieghe. Qualcuna compare esattamente dopo una passata del ferro. La stoffa dell'asse si arriccia al suo passaggio, la piega si trasferisce al cotone, che sotto il ferro intuisce che la piega da prendere sia quella. Ho una faccia particolare quando mi accordo di quelle autostrade quasi indelebili che ho lasciato. Altre pieghe semplicemente sono li. Dietro il colletto, sulle svasature laterali, in posti comunque non visibili. Ci vuole un estro non immediato per ripiegare la camicia e provare a domarle, e poi dirsi che si tuttosommato fa uguale e poi non si vedono. Discorso differente per le pieghe decorative, quelle che danno forma ai polsini, alle maniche, alla schiena. Quelle che ricordi perfettamente (ammetto, le ricordo e sembra quasi un sintomo di mania) come erano appena fuori dalla scatola, e cerchi di riprodurle. Ma loro piu' creative di te cambiano ad ogni passaggio del ferro, e alla fine capisci che non fanno altro che rendere ogni stirata una creazione a parte. Poi ci sono i bottoni. Madreperla o osso che attirano pieghe circolari tutto attorno a loro, come fossero ancore nel mezzo del mare circondate dalle onde. Eh, questa immagine evocativa va spianata con pazienza e dedizione, non senza sentirsi un po' in colpa alla fine di un buon risultato, o sollevati da un risultato appena passabile. In ultimo ci sono le pieghe che resistono immuni al ferro, allo spruzzo di acqua e di appretto. Rugosi promontori incrollabili, ai quali bisogna solo riservare ammirazione. E un'altro giro di lavatrice. selavi' Bestie mitologiche - il ritornoNuovamente pervaso dalla mia curiosità scientifica, aggiorno l'elenco zoologico delle figure che popolano il variegato mondo del lavoro. Adams style.
Il megafono Riconoscibilissimo. Anche da lontano. Anche da più lontano. E' definibile solo in un modo: RUMOROSO.
Questa specie non ha altro scopo se non quello di produrre un costante e ipnotico rumore.
Potete fare appello al senso di dovere, alla forza di volontà, alla dedizione al lavoro. A metà giornata sarà rimasto solo un confuso blah blah blah blah. Ipod nelle orecchie, faccia asociale e grugnito sembrano costituire un ottimo antidoto.
La scimmia ubriaca Specie pericolosissima. Chiassosa come la specie precedente. Ma l'extra peggiore è che a differenza del megafono ha un peso non indifferente. Esatto, qualche meccanismo malvagio ha permesso più volte a qualche primate alla base della scala evolutiva l'accesso alla stanza dei bottoni. E per stare sicuro lo ha anche imbottito di grappa.
Nei pochi posti civili dove la pallottola è un mezzo di comunicazione legale, abusatene pure, ma non mirate alla testa, non funziona. Al cuore Ramon! Mira al cuore! Mr. Tridifetto (ESISTE!!!)
E' una bestia mitologica di Adams. Egli sostiene che in alcuni rari esemplari, possiamo trovare il temuto tridifetto. Ovvero una combinazione devastante di tre difetti. Ad esempio grande+tonto+testardo. Cioè qualcuno abbastanza stupido da avere sempre l'idea sbagliata, abbastanza testardo da non cambiarla, ed abbastanza grosso da difenderla ad oltranza con tutti i mezzi.
Il buon Adams consiglia la fuga. E concordo. Dopotutto tempo fa ero definito Vecchio Testardo Intollerante. Un'altra versione di un tridifetto, e il tempo ha solo peggiorato il primo. La comare
Invidiabile. Nel mezzo del maelstrom, del chaos primordiale, e' l'unica specie in grado di rimanere cosi' tranquilla da riuscire a parlare di qualsiasi cosa. Tu debugghi e lui parla di calcio. Tu correggi e lei parla di bambini, scarpe, mercato. Tu sottoscrivi con parole feroci la tua scomunica, e lei/lui svolazza felice sui bordi della conversazione piu' effimera.
Nulla da dire, vi condurra' all'estinzione, sperate di reincarnarvi in uno di loro...
Il manzo stagionato da riviera Direttamente uscito da un film di bassa lega degli anni '80. Standar che più standard non si può.
Se sei più di lui ti osanna, se sei meno ti calpesta, se sei donna ti liscia. Vorrei aggiungere altro ma la speciè è così piatta e monotona che già mi sembra di averne scritto su un trattato...
Nessuna contromossa, verrete sempre e comunque a ricadere in una delle tre alternative. La rassegnazione vi farà ricadere nella seconda. Se avete qualcuno che ascolti le vostre preghiere, ogni tanto dedicate qualche minuto a far si che tra quello che chiedete ci sia uno di questi esemplari nell'ufficio del vostro nemico e non nella vostra stessa stanza.
Topper
Caps, hai tamponato ieri? Ma lo sai che ho tamponato anche io bloccando tutta la tangenziale per un giorno intero? Topper è ancora più standard della specie precedente ma almeno se trovate dell'umorismo nelle balle astronomiche, vi divertirete a raccontare boiate e a vederle centuplicare dal buon Topper.
Anche di lui ci aveva avvertito il signor Adams, e non abbiamo voluto credergli. Topper fa o ha fatto qualsiasi cosa di cui stiate parlando in una scala di proporzione paragonabile a lite di condominio (voi) e sbarco in normandia (lui). E il processo si estende anche a tutti i dettagli della faccenda.
E' come il cianuro. A piccole dosi è ricostituiente, altrimenti letale. Usatelo a vostro rischio e pericolo. ...to be continued
Avevo un'idea ...ma me la sono persa. Capita, troppo spesso. Ma continua a rimbalzarmi in testa il concetto di un umorismo persistente che permea anche i sassi di questo posto e che non percepisco. Non completamente. Ultimamente ho imparato a sorriderci, con quel riso agrodolce che non e' quello del ristorante cinese, ma fa moderatamente frizzare lo stomaco allo stesso modo.
Altro giro. Continua a stupirmi ancora, ho un bel bidone di popcorn questa volta, e sono pronto per un bel film. Bello forse no, ma lungo di sicuro. Chiunque tu sia. ![]() Bozza n. 8, finalmente (e chi lo dice) alla luce
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