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Late morning Simpatico come il mondo si svegli tutto insieme. Esattamente nel momento in cui tu vuoi dormire fino a tardi e svegliarti senza troppi sobbalzi.
Organizzazione di cose serie e non, impegni persone che vanno e vengono, parole più o meno dette e più o meno ascoltate, parole che non puoi dire e non vuoi ascoltare. Mi immagino arrotolato nel piumone con la porta di casa scardinata, la finestra aperta ed una scala poggiata fino alla strada, ed un viavai di gente tipo metropolitana.
Ed io con un cartello in mano "non mi scassat o caus" Ma mi sa che non riesco a farmi capire. Allora mi alzo pigro e comincio a chiudere la finestra, faccio volare via la scala e riavvito la porta. E poi torno nel piumone. Qualcuno e qualcosa è rimasto qui in giro, ma fate piano, e svegliatemi con un caffè caldo e nero, senza zucchero. E se riuscite a farmi ripigliare decentemente si può anche parlare di prima mattina. Raro come un arcobaleno rovesciato. Si, quello a forma di sorriso.
Small package, long trip E' da troppo che tutto sa di vacanze mentre continuo il conto alla rovescia per le ferie. Ho ufficialmente finito le batterie a tal punto che ogni volta che passo vicino ad una indicazione autostradale è sempre più difficile non imboccare l'uscita con un masso sull'accelleratore.
E in testa una sola idea aromatizzata alla follia, ma con calma. Questa volta va in un altro modo e ce lo faremo bastare Distanza: >865.9 km Durata: >7 ore 58 min
Viaggio leggero perché non potrei comunque portarmi dietro tutto quello che voglio se non sotto forma di ricordi. Viaggio leggero perché le cose importanti le trovo quando arrivo. Viaggio leggero perché ogni volta che ritorno devo poter portarmi via qualcosa. Viaggio leggero che fa un pò come volare. Viaggio leggero perché anche volendo non saprei fare altrimenti.
Viaggio leggero perché così la macchina consuma meno e corre di più. Devo sdrammatizzare, è più forte di me.
Fate una raccolta di firme per mandarmi in ferie.
Lungo una linea di cotone In attesa di sentirmi pronto ad accudire un bonsai, cerco di applicare quella che credo sia l'attitudine a lui necessaria ad un po' di cose. Sorvolo sulla lista dei caduti nel mio curriculum di pollice verde, e questa volta tocca alle mie amatodiate camice. Il processo di stiratura e' quanto di piu' semplice si possa immaginare. Un ferro caldo che piega sotto di se del tessuto, qualche sbuffo di vapore e un po' di cose nella giusta sequenza. Et voila' la camicia perfettamente dritta e in ordine. C'e' qualcosa di poetico nelle pieghe. Qualcuna compare esattamente dopo una passata del ferro. La stoffa dell'asse si arriccia al suo passaggio, la piega si trasferisce al cotone, che sotto il ferro intuisce che la piega da prendere sia quella. Ho una faccia particolare quando mi accordo di quelle autostrade quasi indelebili che ho lasciato. Altre pieghe semplicemente sono li. Dietro il colletto, sulle svasature laterali, in posti comunque non visibili. Ci vuole un estro non immediato per ripiegare la camicia e provare a domarle, e poi dirsi che si tuttosommato fa uguale e poi non si vedono. Discorso differente per le pieghe decorative, quelle che danno forma ai polsini, alle maniche, alla schiena. Quelle che ricordi perfettamente (ammetto, le ricordo e sembra quasi un sintomo di mania) come erano appena fuori dalla scatola, e cerchi di riprodurle. Ma loro piu' creative di te cambiano ad ogni passaggio del ferro, e alla fine capisci che non fanno altro che rendere ogni stirata una creazione a parte. Poi ci sono i bottoni. Madreperla o osso che attirano pieghe circolari tutto attorno a loro, come fossero ancore nel mezzo del mare circondate dalle onde. Eh, questa immagine evocativa va spianata con pazienza e dedizione, non senza sentirsi un po' in colpa alla fine di un buon risultato, o sollevati da un risultato appena passabile. In ultimo ci sono le pieghe che resistono immuni al ferro, allo spruzzo di acqua e di appretto. Rugosi promontori incrollabili, ai quali bisogna solo riservare ammirazione. E un'altro giro di lavatrice. selavi' Avevo un'idea ...ma me la sono persa. Capita, troppo spesso. Ma continua a rimbalzarmi in testa il concetto di un umorismo persistente che permea anche i sassi di questo posto e che non percepisco. Non completamente. Ultimamente ho imparato a sorriderci, con quel riso agrodolce che non e' quello del ristorante cinese, ma fa moderatamente frizzare lo stomaco allo stesso modo.
Altro giro. Continua a stupirmi ancora, ho un bel bidone di popcorn questa volta, e sono pronto per un bel film. Bello forse no, ma lungo di sicuro. Chiunque tu sia. ![]() Bozza n. 8, finalmente (e chi lo dice) alla luce
Fumi di coppale di ieriStrano come in questo preciso momento (qualche momento fa per essere più preciso) io sia impegnato a montare due piccole cassettiere di legno e a passarci strati di coppale sopra. Costruisco mentre altri pensano a come cominciare a ricostruire. Fa un pò di chiaroscuro.
Effetti collaterali dei vapori sono i pensieri sparsi e un occhio irritato, più qualche goccia di vernice qua e la. Resto lontano dal tubo e dal piatto, e quelle voci sommesse che giungono da due stanza più la mi ricordano perfettamente il perché. Non ne posso più dei teatrini di marionette fatti da marionette, di idee campate in aria, spesso e volentieri fritta.
Niente buonismo estemporaneo, mi viene male anche quello costante, figuriamoci a voler improvvisare. Volevo e dovevo rimanere in silenzio ma si sa, ultimamente lascio a desiderare in quanto a propositi. Ripongo le mie cassettiere ad asciugare, insieme a qualche immagine e qualche pensiero che non fanno altro che confermare come troppe volte perdiamo il lume della ragione, il centro di gravità (semi)permanente e tutto il resto, e questo succede strano a dirsi sempre in condizioni perfettamente normali. O quasi...
Alla fine due punti si allontanano anche se uno solo dei due resta fermo.
Bravo chi riesce a dire lui non mi rappresenta, evidentemente ha delle alternative. Se aprono le liste civiche ad Alfa Centauri inoltro domanda. Dopo le supplenze, i tentativi di guardiano di un isola, probabilmente l'unica cosa che forse un pò mi rappresenta è proprio questa coppale, o meglio i suoi fumi di ieri. Oggi è già tutto evaporato.
Meno male che sul barattolo c'è scritto "Applicare due mani". Niente di serio, per lo meno su queste pagine, tanto per cambiare. Magari qui qualcosa c'è per chi la cerca.
Communications Breakdown Niente di allarmante, solo un paio di riflessioni. Tra un fritto e l'altro, tra un augurio e quello successivo, nel mezzo di una pausa tra le mangiate di queste vacanze.Piccola introduzione
Ma il dialogo che fine ha fatto?
E' da un po' che mi dispiace per il progressivo svuotamento di significato delle parole. Ok, ragiono e mi rispondo che molte volte sono io che esagero ad attribuire ad ogni parola il suo peso e significato, e soprattutto a non cambiarlo. Per nessun motivo. Appunto... dispiace non e' esatto. Ma non so se esiste una parola che sintetizzi fastidio e perdita istantanea di attenzione e interesse.
Ok, mi metto buono per un po' e osservo un po' le varie comunicazioni tra persone. Da quando ho memoria e' innegabile che sono cambiate. Rifletto...
...
...
No, non funzionano.
O sono fissato io o non funzionano, nemmeno un po'. Proviamo un arido elenco allora
- parole vuote
- parole che hanno un'altro significato
- parole fatte per un litigio.
Piccola attenuante: non e' possibile mantenere sempre un tono o un contenuto troppo impegnato. E magari il primo sentimento forte che salta fuori vince. Certo c'e' anche dell'altro, e ci vorrebbe una tessera apposita del WWF salvaguardarlo. Eppure non dovrebbe essere normale il contrario?
Gia' niente di allarmante. Qualche volta mi piace sdrammatizzare. Piu' di qualche volta capita invece di parlare e venire interpretato. Pare proprio che il concetto di legame diretta tra pensiero intenzione e parola sia qualcosa di incredibilmente alieno. Alienante. Ininfluente.
Non credo sia una motivazione valida per cambiare rotta. Ritorno al punto di prima. Ogni tanto bisogna (davvero?) accontentarsi del minimo comunicativo che passa il convento.E' la frequenza di quell' "ogni tanto" che ancora non digerisco.
Ritento con del gin. Dopotutto e' anche un digestivo, e devo ricordarmi di come una volta digerivo anche i sassi.
Buon 2009
We wish you...Cosa augurare però. Quest'anno che non soltanto salto il presepe, ma tra i calcinacci e i lavori non ho nemmeno lo spazio per il mio striminzito albero preconfezionato. Quello che mia madre dice che fa casa vuota. E credo abbia ragione.
Però qualcosa lì sotto me la voglio immaginare, anche se manca.
Dei punti.
Non interrogativi, sono troppo inflazionati, e nemmeno di sospensione. Tanto inflazionati quanto inutili.
No, nemmeno quelli esclamativi. Servirebbero, ma poi dovreste impazzire per trovare un indice di gradimento decente.
Semplici punti. Cose che iniziano e finiscono esattamente come dovrebbero. E altre cose che hanno una dimensione gestibile, per capire quando iniziano e finiscono le altre.
Confini precisi, equidistanti ed esatti.
Per chi servono. Punti da mettere li dove servono, che servono sempre.
Soprattutto quando non lo vogliamo dire o non sappiamo come fare.
.
buon natale
ps: Tra i punti qualcosa c'e', sempre, anche qui. Basta evidenziarla per coglierla (n.d.a nota dell'assiro) Plasmon
Allora la differenza è quanta roba riesco a mettere li dentro... Tentenno e mi dico ancora no. E' anche come decido cosa va li e cosa no, in che ordine, se con una scatola oppure così come fossero in un sacchetto di patatine. E se ho pensato a che coperchio usare, oppure dovrò improvvisare con del nastro da pacchi. Mi torna in mente lo scantinato di casa a Bari, con un pò di esubero di roba nel cellophane nero dei sacchi condominiali, rigirato nel nastro da pacchi e pieno di scritte poco visibili con l'uniposca. Mi sembra di risentirne l'odore. Cosa c'è li, non si legge la scritta. Lo apro? Poi dovrò richiuderlo, sperando che quello che c'è dentro non vada in giro, non si rompa, quanto tempo ho dopo per rimetterlo a posto, blah blah blah blah blah... Oppure sono grande perché gran parte di quello che mi vedo attorno mi torna piccolo? Ma siamo sicuri che esista una linea netta di demarcazione, e tra cosa poi? Comincio a pensare proprio di no...
Alle volte l'affetto ti mette il prosciutto davanti agli occhi, e vedi velato. Qualche volta ti ci mette i plasmon direttamente, e vedi quello che vuoi.
Ma sempre affetto resta.
Nel dubbio, se devo avere qualcosa davanti agli occhi, d'ora in poi preferisco i rayban. Whe who are...... not as others
Vecchio ritornello di gioventu'. Che poi l'album si chiamasse Roots (se mi ricordo bene, non sono in vena di googolare) e' abbastanza simbolico.
Correggo Chaos A.D., anche meglio (grazie nanio).
Ma un panda e uno con gli occhi neri se da lontano si scambiano per simili, che si raccontano?
Appunti di viaggio
Una vita da mediano...... a rincorrere palloni. Nato senza i piedi buoni, lavorare sui polmoni....
No, come musica non mi piace particolarmente. Eppure un paio di testi significativi, in un mare di quelle che sembrano canzoni clone, è riuscito a farli scappare fuori.
La scoprii per la prima volta nel periodo del servizio civile. Nel dormitorio (eh si, non avrebbe senso chiamarlo diversamente) c'era uno di noi che era li per un errore. Per legge non avrebbe dovuto fare nulla per la patria ma era li. Calciatore semiprofessionista, e quando la sentimmo per la prima volta gliela cucimmo addosso.
Le cose regalate senza motivo danno poca soddisfazione. Ma per farsela davvero una vita da mediano ci vuole vocazione, come fosse una religione.
E io nacqui terzino destro. Quelli che mordono, che vanno via prima perché non giocano pulito, o che la prossima la saltano con un cartellino dal colore demodé o con una pedata. Si ma poi? Mister ma io quando rientro?
Appena c'è un'altra gamba da spezzare, tranquillo.
Che culo. Quindi se tutto fila lisco resto qui?
Si.
Già, davvero che culo. TendonsEsiste una "distanza" dopo la quale le cose si staccano. Come i fili delle sottilette sulla pasta al forno.
Distanza? Tempo? Temperatura? No...
Eventi particolari. Come il terzo giro di forchetta. Quello che fai sovrappensiero e ti ritrovi con il boccone da una parte e il piatto dall'altra.
L'erbavoglioE' quella che cresce nel giardino del re. E' quella che vogliamo ma non possiamo, che vorremmo ma non esiste, che volemmo ma nemmeno guardammo. E' quella che ogni tanto cerchiamo di piantarla dove non crescerebbe mai, o che aspettiamo che cresca lì dove nessuno l'ha mai piantata.
Tutti ce ne parlano, tutti l'hanno avuta ma gli è sfuggita, o l'hanno persa o non si ricordano dov'è. E dopo niente è più così verde, così rigoglioso, così erbavoglio.
Ma sappiamo a che serve? Sappiamo cosa farci? E soprattutto sappiamo se davvero è la nostra erbavoglio?
Io un idea vaga di cosa farci ce l'ho, lascio un rebus qui sotto, magari qualcuno lo risolve.
Innaffia con l' In metal we trustImpossibile rarità. Sarà che wolverine blues ce l'ho cucito addosso.
Buon we Dejavu, senso del treno e memoria delle coseVado a braccio. Il dejavu lo conoscete già. Ma io lo intendo anche come un rivivere uno sprazzo di qualcosa che è davvero già successo. E' un flash, la sensazione di una situazione che è già stata vissuta. Solo che questa volta lo sai, per certo, che è una cosa che sta capitando di nuovo e la volta prima era vera. Di solito segue il senso del treno. Avete presente la sensazione che ci lascia l'arrivare davanti al binario quando il treno è già partito? Oppure quando manca ancora tantissimo al suo arrivo? Perfetto, il senso del binario è tutte e due le cose insieme. Come quando non ricordi orario, binario e numero del treno, e sei davanti alla banchina con lo schermo sospeso spento. Incomprensibile? Pensateci un attimo, non è poi così insolito. E quando sei li davanti al binario, scatta la memoria delle cose. E' come se oggetti momenti posti, che hanno in comune qualcosa con un ricordo seppellito li da qualche parte, al contatto con i tuoi pensieri lo riaccendano. Un pò come il gioco degli oggetti di legno da incastrare nei fori con la stessa forma.... Qualche volta cerchi incosciamente o consciamente di rimettere in piedi tutta la scenografia per cui queste tre cose succedano, nell'ordine in cui vuoi. O vorresti. Se il meccanismo è inconscio, e ti accorgi di essere lì nel mezzo del tutto, non puoi non chiederti il perché. Perché ti ritrovi di nuovo li ancora davanti al ricordo di un dejavu di un treno già passato o che deve ancora arrivare. Ma guardandolo da vicino capisci. Capisci che è come digerire qualcosa di impegnativo. Tipo i peperoni che ti si ripropongono (ok, ogni tanto devo sdrammatizzare). E dopo resta solo l'ammazzacaffé, prosit Ma davvero è così complicato?Odio (sentimento)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'odio è un sentimento umano, che si esprime in una forte avversione o una profonda antipatia. Oltre all'innata capacità di provare sentimenti negativi nei confronti di un'altra persona, il termine odio viene usato in senso figurato per riferirsi alla forma più estrema di rifiuto verso cose o persone. A differenza dell'amore, l'odio non è necessariamente preceduto dalla volontà d'espressione: può, infatti, essere causato per costrizione, proprio malgrado. Viene inoltre considerato comunemente in contrapposizione all'amore; di fatto i due sentimenti possono essere accostati per l'intensità e l'impeto. Dal punto di vista emozionale l'odio è tuttavia il sentimento opposto all'imperturbabilità di fronte alle passioni, più propriamente detta atarassia. L'odio secondo FrommErich Fromm nel suo libro Die Antwort der Liebe distingue due tipologie di odio, l'odio reattivo e l'odio determinato dal carattere. Odio reattivoQuesto tipo di odio è, secondo Erich Fromm, sempre il risultato di una profonda ferita o di una situazione dolorosa e immutabile a cui ci si trova di fronte impotenti. Odio determinato dal carattereQuesta tipologia si rifà alle stesse caratteristiche dell'odio reattivo, tuttavia riconfigurando la struttura caratteriale di colui che odia. L'odio è in questo caso una peculiarità del carattere, a differenza dell'odio reattivo in cui l'odio è espressione del mero sentimento in se stessi. La differenza principale rispetto all'odio reattivo risiede nella predisposizione di una persona ad odiare, ad essere ostile. Nel caso dell'odio reattivo, è la situazione a generare il sentimento di odio, mentre nell'odio determinato dal carattere l'ostilità della persona viene risvegliata attraverso una situazione. La persona in questo caso mostrerebbe un particolare tipo di soddisfacimento nell'odio, particolarità che non è presente invece nell'odio reattivo. No, è molto più semplice, infinitamente più semplice. Ma d'altronde l'essere umano se non si complica la vita non ha gusto. Che razza stupida che siamo alle volte... giriamo in tondo cercando di spiegarci il perché delle cose e come da orientale saggezza, fissiamo il dito che indica la luna, o il suo riflesso nel pozzo. Aspettando il mattino per fissare dritto il sole e fulminarci la vista. Che sugo. In tutto questo perdiamo quello che volevamo capire e torniamo a settembre. Come a squola. Life is...Fine delle vacanze, domani rientro a lavoro... voglia 0.
Quale momento migliore per un piccolo scorcio filosofico tratto da una storia vera successa l'anno scorso....
I tre pastori
Come ogni anno in mongolia, tre pastori si ritrovano per la transumanza. E' da molto tempo che portano i loro greggi insieme e sono diventati tutti e tre grandi amici. L'anno è stato duro, poche piogge, poca vegetazione e alcuni animali sono morti. Ma i tre non si perdono d'animo e partono con il bestiame. Il viaggio è più duro del solito, e le difficoltà sono mille, ma i tre si sorreggono l'un l'altro.
Pur non trovando dove far brucare le loro mandrie, non si perdono d'animo. E dopo mesi ritornano con il gregge ridotto, ma ancora una volta con il sorriso di chi è riuscito a fare qualcosa nonostante le mille avversità. Insieme decidono di regalarsi un paio di giorni nel deserto, per trovarsi davanti al fuoco a mangiare e a raccontarsi aneddoti, come piccolo premio per aver superato l'ennesimo anno ingrato.
E così i tre partono ancora. Trovano un punto nel deserto che per loro va bene e si accampano. Accendono il fuoco, mettono il cibo a cuocere e si accendono qualcosa da fumare, cominciando a sorseggiare un pò del liquore che si erano portati.
Un piccolo meteorite centra il loro accampamento, uccidendoli sul colpo.
C'è una morale molto sottile in tutto questo. E non è quella che sembra all'inizio. Ogni momento è importante, anche quelli difficili. Perchè non siamo noi quelli che decidono come e quando finiscono le cose. Nemmeno le nostre alle volte.
Felice rientro dalle vacanze.
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